lunedì 23 giugno 2025

Le Bizzarre Avventure di JoJo

TitoloLe Bizzarre Avventure di JoJo
Anno: 2012-2013
Quando e Dove l'Ho Visto: VVVID - 2018
Cosa mi Aspettavo: La trasposizione fedele delle prime due parti de Le Bizzarre Avventure di JoJo
Cosa Ho VistoLa prima stagione dell'anime comprende la Parte 1 e la Parte 2 de Le Bizzarre Avventure di JoJo.
Parte 1: Liverpool, fine XIX secolo. Dio Brando viene adottato dalla famiglia Joestar. Il ragazzo è un perfido arrampicatore sociale e vuole far impazzire Jonathan per impossessarsi dell’intera eredità. Dopo molte angherie, Jonathan si ribella al fratellastro e riesce a metterlo all’angolo, finché non viene scoperta un’antica maschera azteca che dona poteri vampirici. Inizia così una corsa contro il tempo per tentare di sconfiggere un male ancestrale...
Parte 2: New York, 1938. Joseph Joestar, nipote di Jonathan, deve indagare sui misteriosi Uomini del Pilastro: esseri ancestrali, creatori della maschera di pietra. Inizia così un viaggio in diverse zone del mondo, tra combattimenti spettacolari e misteri da svelare.
Cosa ne Penso: L’anime di JoJo era qualcosa che tutti aspettavano da sempre! Il 2012 è stato l’anno perfetto per lavorarci sopra: ormai l’opera aveva raggiunto una maturità tale da essere riconosciuta come un capolavoro e un cult del manga, uscendo finalmente dalla nicchia di appassionati. David Production è ancora oggi lo studio perfetto per realizzare questa straordinaria opera: prima ancora che uno studio competente, i suoi animatori sono fan sfegatati della serie! Fin dai primi episodi si percepisce questa passione: con queste premesse, era impossibile sbagliare! Adoro JoJo per molti motivi: innanzitutto perché è il manga dell’esagerazione, poi perché ha forti elementi horror, ma soprattutto perché racconta una classica storia di lotta tra bene e il male. Trovo esilarante che tutto sia nato da una domanda apparentemente banale che Araki si è posto: “Chi vincerebbe in uno scontro tra Stallone e Schwarzenegger?” Da lì è nata un’epica lotta atavica tra il bene e il male. La prima parte si ispira all’horror classico di Dracula di Bram Stoker, ma ci sono anche richiami a classici realistici come I Miserabili di Victor Hugo. Pur avendo uno stile ormai datato, Phantom Blood conserva un fascino tutto suo. Il suo punto di forza è Dio Brando: un personaggio viscido, pronto a tutto pur di raggiungere il potere assoluto, persino a vendere l’anima. È un villain unico, a tratti anche umano, e secondo me la sua versione migliore, perché poi cambierà profondamente da saga a saga. Non sono d’accordo con Araki quando afferma che Jonathan Joestar è un personaggio troppo buono, che ha sbagliato a scriverlo così: in mezzo a tanto male, è importante avere un barlume di bontà a cui aggrapparsi. La seconda parte si rifà molto ai film di Indiana Jones, con sfumature horror che richiamano i miti sudamericani. Secondo molti, la scelta di inserire dei nazisti "positivi" è stata una caduta di stile da parte di Araki; personalmente, difendo questa scelta. Sono antifascista e antinazista, ma anche un lettore del manga: Rudol von Stroheim è un personaggio iperbolico, una vera parodia del nazismo. È difficile prenderlo sul serio. Joseph accetta il suo aiuto non perché è un nazista, ma perché è un uomo coraggioso. Araki ci vuole mostrare il classico cliché dei nemici che si alleano contro un male maggiore, come in Warcraft III. Il meccanismo funziona, certo, ma il problema resta: si tratta di nazisti! Il nazismo è troppo terribile per essere giustificato o accettato, ed è comprensibilmente difficile da digerire. Ad esempio, se Araki avesse fatto alleare americani e russi durante la Guerra Fredda, nessuno si sarebbe indignato: il loro impatto storico è diverso. Posso dire con certezza che Araki non simpatizza per l’estrema destra; ha sempre espresso idee libere e indipendenti. Credo si sia trattato più di un’ingenuità che di una presa di posizione politica. Tuttavia, nessuno sembra aver fatto notare una cosa: Kars è un nazista a tutti gli effetti! Crede nella superiorità della propria razza ed è disposto a tutto per portarla al dominio assoluto. In fondo, Araki ci mostra ancora una volta il suo disgusto per i totalitarismi, e ci invita a combatterli, mettendone in evidenza la banalità. Questa prospettiva cambia completamente la visione della seconda parte. Credo che Battle Tendency rappresenti la conclusione di una fase iniziale del percorso creativo di Araki: un passaggio affettuoso dallo stile “alla Ken il Guerriero” verso qualcosa di fortemente originale (la nascita del battle manga psicologico). Ciliegina sulla torta? Roundabout degli Yes come sigla finale, un capolavoro che rende tutto eccezionale! Consiglio vivamente di guardare questa prima stagione, oggi ancora più godibile grazie al recente doppiaggio italiano. È un capolavoro fedele all'opera di Araki, da guardare e riguardare.
Voto Personale: 10
Rappresentazione Artistica
Fonte ChatGPT