Titolo: Gigi la Trottola
Anno: 1981-1982
Quando e Dove l'Ho Visto: Amazon Prime Video - 2021
Cosa mi Aspettavo: Di rivedere, in ordine, uno degli anime comici cult degli anni '80.
Cosa Ho Visto: Gigi Sullivan è un ragazzo delle scuole superiori che frequenta il liceo Seirin. Non raggiunge nemmeno il metro di altezza, ma è un vero genio in tutti gli sport, in particolare nel basket. È un tipo allegro, indisciplinato e anche un incorreggibile pervertito. Un giorno si innamora della sua compagna di classe Anna dopo aver intravisto le sue mutandine bianche, di cui va letteralmente pazzo. Nel tentativo di conquistarla, Gigi si cimenterà in molti sport e alla fine arriverà perfino a salvare la scuola con l’aiuto dei suoi amici, riuscendo così a conquistare il cuore della sua amata.
Cosa ne Penso: Ci sono fenomeni della cultura pop che sembrano intoccabili, almeno secondo l’opinione comune. So che rischio di attirarmi delle inimicizie, ma non posso stare zitto: rivedere oggi Gigi la Trottola è stato un vero trauma. Dire che è invecchiato male è riduttivo. Alcuni direbbero che un personaggio come Gigi non sarebbe più possibile a causa del MeToo o del fatto che ormai “non si può dire nulla”, ma la verità è che un personaggio così non era accettabile nemmeno all’epoca! Non giriamoci intorno: Gigi è un disgustoso pervertito, un maniaco e un molestatore sessuale. Più e più volte molesta le ragazze della serie, eppure finisce per passare come il solito “simpaticone”. Capisco che si tratti di uno show vecchio di quarant’anni e che venga da una cultura diversa, erano altri tempi, ma resta comunque un personaggio insopportabile e intollerabile. Peggio ancora, Gigi è un maledetto "Mary Sue": non ha mai veri problemi, non c’è sfida, non c’è pathos, tutto si riduce a gag stantie e ripetitive. Salvo soltanto due cose: i momenti in cui Gigi diventa serio e cambia aspetto (un po’ come accadeva in Dr. Slump) e la saga finale, che si rivela un buon battle shonen dell’epoca. Per il resto, da evitare come la peste... E soprattutto, basta confondere la nostalgia con un reale valore dell’opera.
Voto Personale: 1,5
Rappresentazione Artistica
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