Titolo: Gameplay: The Story of the Videogame Revolution
Anno: 2014
Quando e Dove l'Ho Visto: Amazon Prime Video - 2019
Cosa mi Aspettavo: Un interessante documentario sulla storia dei videogame.
Cosa Ho Visto: Il documentario mostra la nascita dei videogiochi e come tutto sia cambiato dal 1972 a oggi. Sono presenti interviste a storici programmatori, come Nolan Bushnell (fondatore di Atari) e David Crane (fondatore di Activision).
Cosa ne Penso: Sono un'amante dei documentari, li adoro e sono una mia grande passione: vi assicuro che ne vedrete altri qui su questo blog. Gameplay: The Story of the Videogame Revolution è un documentario con tutti i crismi: nulla da dire sul piano tecnico, i cinque anni di lavoro necessari per realizzarlo si percepiscono tutti. Da questo punto di vista, è un prodotto impeccabile. Le interviste sono interessanti: è bello ascoltare le voci e i pensieri degli autori dell'epoca, i veri fondatori della storia dei videogiochi. Tuttavia, questo documentario ha un problema. Uno grosso. Il classico difetto di tutti i documentari sui videogame: si prendono tutti maledettamente sul serio! Gameplay adotta toni seriosi, cupi, quasi volesse evocare un'estetica retrofuturistica... ma il risultato finale è allucinante: sembra che parlino del Mostro di Firenze o su qualche dannato serial killer! I videogiochi sono prima di tutto divertimento, amicizia, condivisione. Com'è possibile che non ci sia nemmeno un momento in cui si sorride? Qualcuno potrebbe far notare che il mondo dei videogame è stato spesso oggetto di attacchi ingiustificati, ma oggi i videogiochi sono parte integrante della vita quotidiana: muovono un'enorme quantità di denaro, sono un'industria consolidata. Non sono più quel demone da esorcizzare, poi certo, ci saranno sempre i soliti moralisti pronti a puntare il dito, ma ormai rappresentano una nicchia sempre più isolata. Ecco perché questo documentario risulta fastidiosamente solenne, senza che ce ne sia davvero bisogno. Non ha intenti apologetici, non deve difendere nulla... eppure si prende un sacco sul serio. Davvero noioso! E la cosa terribile è che non è nemmeno l’unico del genere...
Voto Personale: 4
Rappresentazione Artistica

